ARCHIVIO FELICE PLATONE
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ARCHIVIO FELICE PLATONE

L’ARCHIVIO
L’archivio delle famiglie Platone-Grieco è stato donato alla Fondazione Gramsci il 24 gennaio 2025 dagli eredi di Rossana Platone (Mosca, 1931 – Roma, 2024), docente di Lingua e letteratura russa prima all’Università degli studi di Napoli “L’Orientale” e poi all’Università degli studi di Milano “La Statale”. L’acquisizione delle carte è avvenuta all’indomani della scomparsa della studiosa, corrispondendo alla sua volontà – espressa in più occasioni – di donare il proprio archivio alla Fondazione Gramsci.
Al momento del recupero della documentazione si è appurato che l’archivio conservato da Rossana Platone era parte di un articolato complesso documentale in cui erano confluite le carte di diversi membri della sua famiglia. Nel suo insieme, la documentazione rinvenuta testimonia le vicende personali e la storia collettiva di due famiglie colpite duramente dalla persecuzione politica negli anni tra le due guerre e che hanno espresso figure di primo piano nella storia della politica italiana. Lo studio ha evidenziato la presenza delle carte di sette membri delle famiglie Platone-Grieco:

Rossana Platone (Mosca, 1931 – Roma, 2024)
Felice Platone (Azzano d’Asti, 1899 – Roma, 1955)
Armida Grieco (Foggia, 1896 – Roma, 1978)
Dino Platone (Zurigo, 1928 – Roma, 1990)
Ruggero Grieco (Foggia, 1893 – Massa Lombarda, 1955)
Mara Grieco (Foggia, 1900 – Roma, 1977)
Teodolinda Pomarici (Pescara, 1862 – Foggia, 1913)

Accanto ai complessi documentali era presente anche un corposo fondo fotografico (3147 fototipi) datati tra il 1896 e il 2004 non immediatamente riconducibile ai singoli membri della famiglia.
Particolarmente preziosa è la documentazione prodotta da Felice Platone, padre di Rossana, giornalista e dirigente del Partito comunista italiano, curatore degli scritti di Antonio Gramsci suoi scritti presso la  casa editrice  Einaudi e stretto collaboratore di Palmiro Togliatti. Le carte conservate offrono un contributo inedito alla storia della prima edizione delle Lettere dal carcere (1947) e dei Quaderni del carcere (1948-1951), e delle politiche editoriali e culturali del Partito comunista italiano dal 1944 al 1955.

LA VITA
Felice Platone nasce il 12 febbraio 1899 ad Azzano d’Asti, da Edoardo e Margherita Biamino. Appena sedicenne si iscrive al Partito socialista italiano. Nel novembre 1917 viene arruolato e inviato al fronte dal quale si congeda come sottotenente di fanteria.
Nel 1919 si trasferisce a Torino per iscriversi alla facoltà di ingegneria del Politecnico, pur non riuscendo a completare gli studi. Nel capoluogo piemontese inizia la sua attività giornalistica nella redazione piemontese dell’«Avanti!».
Segretario del circolo degli studenti socialisti di Torino, segue il gruppo degli ordinovisti aderendo prima alla frazione comunista del Psi e poi al neonato Partito comunista d’Italia dopo la scissione del 21 gennaio 1921. Dal maggio 1921 inizia la sua collaborazione con la redazione de «l’Ordine nuovo».
Il 19 luglio 1922 viene brutalmente aggredito da squadracce fasciste a Novara e costretto a una lunga convalescenza.
Nel 1923 si trasferisce a Milano e nel 1924 inizia a collaborare alla neonata «L’Unità», di cui diviene giornalista parlamentare. Viene più volte fermato “per misure di ordine pubblico”. Nell’autunno del 1924 si sposta a Roma, dove affianca Antonio Gramsci, del quale diviene segretario personale. Nella capitale incontra Armida, sorella di Ruggero Grieco, iniziando con lei una relazione amorosa che durerà tutta la vita.
Nel corso della permanenza romana è direttore responsabile de «L’Ordine nuovo» (quindicinale) e de «Lo Stato operaio» (settimanale) nelle annate 1924 e 1925; nel settembre del 1925 il partito lo invia a Trieste dove assume la redazione del settimanale «Il Lavoratore» e diventa corrispondente locale de «L’Unità».
Nella città giuliana il 22 settembre viene nuovamente fermato nell’ambito di un’operazione che porta all’arresto di diversi corrispondenti de «L’Unità» in tutta Italia. Accusato di delitti contro la sicurezza dello stato e contro l’ordine pubblico, passa dal carcere di San Vittore a Regina Coeli dove viene scarcerato l’11 maggio 1926 con un rinvio a giudizio per reati a mezzo della stampa. Il 14 giugno 1926 sposa Armida Grieco.
In vista del passaggio degli atti del processo alla stampa comunista al Tribunale speciale per la difesa dello Stato, Platone si rende latitante: dapprima si rifugia presso la “casa dell’ortolano” vicino Pegli, e poi, successivamente alla sentenza di condanna a 12 anni di reclusione emanata il 7 maggio 1927, prende la decisione di espatriare in Svizzera.
A Lugano prende parte all’ufficio di segreteria del Pcd’I composto da Palmiro Togliatti, Ruggero Grieco e Camilla Ravera. La famiglia Platone si stabilisce poi a Zurigo, dove il 21 giugno 1928 nasce il primogenito Dino; si trasferisce poi a Mosca nel 1930, dove vede la luce la secondogenita Rossana il 7 agosto 1931. Qui Felice Platone studia e poi insegna alla scuola leninista; si occupa delle edizioni e della stampa del Pcd’I, sino a che, nel 1936, decide di unirsi alle Brigate internazionali in Spagna, delle quali diviene Capo di stato maggiore, impegnato nella creazione e nell’organizzazione delle Brigate Garibaldi. Nel 1938, colpito dalla malaria, si trasferisce a Parigi, dove è raggiunto dal resto della famiglia.
Nella capitale francese riprende ad occuparsi della stampa di partito e diventa redattore de «la Voce degli italiani», sino alla sua soppressione a fine agosto 1939. Nell’aprile 1940 è arrestato, insieme ad altri dirigenti comunisti, ed internato nel campo di Le Vernet. Trasferito nel campo di Les Milles nel gennaio 1941, riesce a fuggire partecipando alla resistenza francese; e collabora alla costituzione del Comitato d’azione per l’unione del popolo italiano e alla diffusione delle «Lettere di Spartaco».

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, rientra in Italia; prende parte alla Resistenza come istruttore organizzativo delle Brigate Garibaldi facendo base a Milano e Padova tra l’ottobre 1943 e il gennaio 1944 e spostandosi infine a Roma a partire dal 1 febbraio 1944 dove viene anche incaricato dal Pci di ricostruire la redazione de «L’Unità», della quale torna ad essere un redattore, prima in clandestinità, e poi, dal 4 giugno 1944, in libertà.
Contemporaneamente, fra le mura dell’Istituto dell’Europa orientale, Platone lavora al progetto di pubblicazione delle opere di Antonio Gramsci. Il lavoro sul lascito gramsciano è la principale attività cui si dedica nell’Italia liberata; la segreteria del Pci lo nomina segretario della Commissione per preparare e curare nel più breve termine possibile la pubblicazione degli scritti di Antonio Gramsci. Dopo i primi tentativi con le case editrici La nuova biblioteca e Ricciardi, la scelta ricade su Einaudi. Dopo un attento lavoro di studio, si dedica alla curatela della prima edizione delle Lettere dal carcere (1947).
Passa poi ad occuparsi dell’edizione tematica dei Quaderni del carcere, sempre per i tipi di Einaudi, che vede l’uscita dei volumi Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce (1948), Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura (1949), Il Risorgimento (1949), Note sul Machiavelli, sulla politica e sullo stato moderno (1949), Letteratura e vita nazionale (1950) e Passato e presente (1951). Per la Universale economica della casa editrice Cooperativa del libro popolare cura invece Americanismo e fordismo (1949); termina la cura delle opere gramsciane con il volume intitolato L’Ordine nuovo 1919-1920 (1954).
Il lavoro giornalistico ed editoriale di Platone si esterna inoltre come vicedirettore di «Rinascita» e curatore della collana “Classici del marxismo” di edizioni Rinascita, per i cui tipi si occupa della traduzione dal russo di una serie di opere di Vladimir Ilic Lenin.
È collaboratore dei principali periodici di partito e assume incarichi negli organi istituzionali della stampa: il 9 ottobre 1946 diventa membro del consiglio direttivo della Federazione nazionale della stampa italiana, di cui diviene membro della giunta di presidenza il 10 giugno 1954.
In qualità di dirigente del Partito comunista italiano, è membro alla Commissione culturale; si occupa dell’avvio delle scuole di partito, ed in particolare della Scuola centrale dei quadri; tiene in tutta Italia diverse iniziative culturali sui temi della stampa e della propaganda oltre che sulla vita e sugli scritti di Gramsci.
Nel 1948 viene candidato al Senato nel collegio di Pisa, ma non viene eletto; il 2 febbraio 1950 subentra a Massimo Bontempelli, a seguito dell’invalidazione dell’elezione di quest’ultimo. Inizia il suo mandato parlamentare il 7 febbraio e nel corso della I legislatura è membro della sesta commissione permanente su istruzione pubblica e belle arti e della commissione speciale per l’esame dei disegni di legge concernenti ratifica di decreti legislativi emanati durante il periodo della Costituente.
Partecipa a diversi congressi federali come delegato della Direzione nazionale del Pci in vista del congresso nazionale del 1951 e della Conferenza d’organizzazione del 1954; al termine del VII Congresso nazionale (Roma, 3-8 aprile 1951) viene eletto alla presidenza della Commissione centrale di controllo. Termina il suo mandato parlamentare il 24 giugno 1953, non venendo rieletto alle elezioni politiche del 7 giugno.
Prosegue la sua attività politica e giornalistica fino al termine del 1954, quando una malattia che lo affliggeva da tempo si aggrava. Muore a Roma, il 24 febbraio 1955.

LE FOTOGRAFIE