
Antonio Gramsci
Ales, 22 gennaio 1891 – Roma, 27 aprile 1937
Giornalista, dirigente politico, autore dei Quaderni del carcere (1929-1935)
Terminati gli studi liceali a Cagliari, si iscrive alla facoltà di Lettere a Torino grazie a una borsa di studio. La salute precaria gli impedisce di sostenere gli esami con regolarità. Intanto si appassiona alla vita politica. Alla fine del 1913 si iscrive al Partito socialista. A dicembre del 1915, è assunto come redattore della neonata pagina torinese dell’«Avanti!», il quotidiano del Partito socialista, e del settimanale provinciale «Il Grido del popolo». Dopo i moti di Torino dell’agosto 1917 e l’arresto in massa dei dirigenti socialisti, è nominato segretario della sezione cittadina. Alla fine della guerra, con Angelo Tasca, Palmiro Togliatti e Umberto Terracini, fonda «L’Ordine nuovo», che esce il 1° maggio 1919. Il settimanale si fa interprete e guida delle lotte operaie coniugando politica e cultura.
Gli “ordinovisti” si uniscono alla frazione comunista guidata da Amadeo Bordiga, che al congresso socialista di Livorno del gennaio 1921 decide di dar vita al Partito comunista d’Italia. Alla metà del 1922 si trasferisce a Mosca per rappresentare il Pcd’I nell’Internazionale comunista. Poco dopo il suo arrivo, è ricoverato in una casa di cura, dove conosce Eugenia Schucht, che vi è ricoverata, e la sorella Giulia, dalla quale avrà due figli: Delio e Giuliano. Si trova ancora a Mosca quando Benito Mussolini diviene Presidente del Consiglio. Non può rientrare in Italia perché colpito da un mandato di cattura come per altre migliaia di comunisti. Dopo aver dato indicazioni per la pubblicazione di un nuovo quotidiano «l’Unità», si trasferisce a Vienna nel dicembre 1923.
Eletto deputato il 6 aprile 1924, rientra in Italia e si stabilisce a Roma, presso i coniugi Passarge. All’indomani dell’assassinio di Giacomo Matteotti partecipa attivamente alle riunioni delle opposizioni. Ad agosto diviene segretario del Partito comunista. A ottobre 1925 viene raggiunto da Giulia, Delio ed Eugenia, che si trattengono in Italia sino all’agosto 1926. Abitano a via Trapani insieme alla sorella Tatiana.
Nonostante l’immunità parlamentare, la sera dell’8 novembre 1926 viene fermato e condotto nel carcere di Regina Coeli. Il giorno seguente verranno approvate le “leggi speciali” che metteranno fuorilegge tutti i partiti. Nel giugno 1928 è giudicato dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato che lo condanna a oltre 20 anni di reclusione. Assegnato al carcere per minorati fisici di Turi, in provincia di Bari, può inviare lettere soltanto ai familiari. Dal febbraio 1929 ottiene il permesso di prendere note e appunti.
Con l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, nel novembre 1933 è trasferito in una clinica di Formia. Nell’ottobre 1934 gli viene concessa la libertà condizionale. Nell’agosto 1935 è trasferito nella clinica Quisisana di Roma.
