
Eugenia Schucht
Tomsk, 1889 – Peredelkino, Mosca, 1972.
Sorella di Giulia. Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Roma. Dopo la Rivoluzione d’ottobre, collabora al Commissariato del Popolo per l’Istruzione. Ricoverata per una malattia nervosa, conosce Gramsci nel sanatorio di Serebrjanij Bor nel 1922. Vivrà con Giulia e sarà per Delio una seconda mamma.
Terzogenita segue il peregrinare della famiglia in Russia e nell’emigrazione. A Montpellier nel 1906, insieme alla sorella Tatiana, consegue il diploma superiore in lingua e letteratura francese. Giunta a Roma nel 1908, si iscrive all’Accademia di Belle Arti, seguendo i corsi di Giacomo Balla, Giulio Aristide Sartorio e Duilio Cambellotti del quale frequenta anche lo studio. All’Accademia conosce Nilde Perilli e il pittore russo Mal’cev, venuto a Roma nello stesso periodo. Nel 1913, dopo il diploma si trasferisce a Varsavia (allora parte dell’Impero russo), dove insegna in una scuola israelitica, il Krinski. Impressionata dalla condizione degli ebrei in Polonia, e contratta la tubercolosi, dopo cinque mesi decide di tornare in Russia, raggiungendo la sorella Anna che lavora nel locale liceo musicale a Ivanovo Voznesensk. Dal 1917 inizia il periodo della sua più intensa ed entusiastica attività politica. Dopo la Rivoluzione d’ottobre, collabora con Nadežda Konstantinovna Krupskaja, pedagogista nonché moglie di Lenin, al Commissariato del Popolo per l’Istruzione. Alla fine del 1918 è ammessa al partito bolscevico con la presentazione di Lenin. Nell’autunno del 1919, in piena guerra civile, segue un corso di addestramento per fucilieri ma poco dopo è colpita da un grave esaurimento, che le impedisce persino di camminare. Grazie all’interessamento di Krupskaja è ricoverata nel sanatorio di Serebrjanyj bor, vicino Mosca, dal quale sarà dimessa alla fine del 1923. Qui, nell’estate del 1922, conosce Gramsci, con il quale ha una breve relazione sentimentale. Non vedrà di buon occhio l’unione di Gramsci con la sorella Giulia. Si lega morbosamente al nipote Delio, da cui si fa chiamare “mammima”. Nell’ottobre 1925 accompagna Giulia e il bambino a Roma; sua la decisione di non convivere con Gramsci e di affittare un appartamento solo per loro, in via Trapani. Quando nel 1927 Giulia si ammala, si prende cura di Delio, lasciando l’altro nipote, Giuliano, alle cure dei nonni. Entra a far parte della «Commissione per l’eredità letteraria di Antonio Gramsci», presso l’Esecutivo dell’Internazionale comunista, istituita nel 1939. La sua traduzione in russo delle Lettere dal carcere di Gramsci appare nel 1957. Continua a vivere con la sorella Giulia; insieme nel 1968 si trasferiscono nella casa di riposo per vecchi bolscevichi a Peredelkino, nei dintorni di Mosca.
