Numero 4
ottobre - dicembre 2018 anno 59

Abstract degli articoli

Nel 1966 Santo Mazzarino pubblicò su «Rinascita», il settimanale politico-culturale del Partito comunista italiano, una riflessione sulle ricerche dedicate da Emilio Sereni (famoso soprattutto per la sua Storia del paesaggio agrario italiano) alle pratiche della viticoltura nel Mediterraneo protostorico. L’articolo di Mazzarino è rimasto sconosciuto ma il suo interesse è tale da giustificarne una nuova pubblicazione: dal confronto tra i due grandi studiosi emerge infatti un vasto panorama di incontri e scambi culturali dei quali restano tracce persino nell’età contemporanea.

Parole chiave: Santo Mazzarino, Emilio Sereni, viticoltura protostorica, mondo mediterraneo.

 

A virtually unpublished publication by Santo Mazzarino on Emilio Sereni and the «ampelurgic» protohistory of the Mediterranean world

In 1966, Santo Mazzarino published, in Rinascita, the Italian Communist Party’s political/cultural weekly, a reflection on the studies of Emilio Sereni (renowned mostly for his work History of the Italian Agricultural Landscape) on the practices of viticulture in the protohistoric Mediterranean. Mazzarino’s article went largely unnoticed, but is of sufficient interest to justify new publication: comparison between the two great scholars reveals a broad panorama of cultural encounters, traces of which persist even to the present day.

Keywords:  Santo Mazzarino, Emilio Sereni, protohistoric viticulture, Mediterranean world

Corporativismi. Fascismi e oltre

Il saggio mette a confronto le linee d’azione politica del riformismo, di matrice prevalentemente socialista, con quelle del corporativismo, prevalentemente fascista, tra l’inizio del Novecento e lo scoppio della Seconda guerra mondiale. Il campo di osservazione privilegiato è l’Italia, con alcuni riferimenti comparativi all’ambito europeo (Germania, Francia, Gran Bretagna). Entrambe le aree politico-culturali, critiche nei confronti della politica liberale di stampo ottocentesco, elaborarono proposte riferite a due ambiti: il primo è la modifica degli assetti istituzionali in direzione del riconoscimento dei corpi intermedi, della rappresentanza professionale, della regolazione della contrattazione collettiva; il secondo è l’impegno dello Stato per affrontare la «questione sociale» e i problemi relativi: disoccupazione, urbanesimo, migrazioni. Il saggio mette in luce la netta divaricazione tra soluzioni autoritarie e pluraliste, unitamente agli elementi di affinità e parziale sovrapposizione, tali da offrire appigli alla ricerca fascista del consenso.

Parole chiave: corporativismo, sindacati, leggi sul lavoro, socialismo riformista, fascismo

 

Reformism and corporatism in the crises of the liberal State. Italy and Europe

The essay compares the politics proposals of reformism, predominantly socialist, with those of corporatism, mainly fascist, between the beginning of the twentieth century and the outbreak of World War 2. The privileged field of observation is Italy, with some comparative references to the European sphere (Germany, France, England). Both political and cultural areas were critical of the nineteenth-century liberal politics. They elaborated proposals referring to two areas: the first is the modification of the institutional framework through the recognition of intermediate bodies, of professional representation, and the regulation of collective bargaining; the second is the commitment of the State in tackling the «social question» and the relative problems: unemployment, urbanism, migrations. The essay highlights the clear divergence between authoritarian and pluralist solutions, together with elements of affinity and partial overlap that could act as a handle to the fascist search for consensus.

Keywords:  corporatism, Trade Unions, labour law, reformist socialism, Fascism

A buon diritto la Jeune Droite francese ha un posto in una riflessione collettiva dedicata alle genealogie dell’anti-democrazia nella crisi europea degli anni Trenta. Il presente contributo getta innanzitutto le basi per una definizione storiografica della Jeune Droite. Quest’ultima rimanda a un settore dei cosiddetti «non conformisti » degli anni Trenta, al fianco di gruppi come Ordre Nouveau ed Esprit. Piú precisamente, si può affermare che la Jeune Droite appartenga al versante «spiritualista » degli innovatori degli anni Trenta, in opposizione al versante «realista». Come ogni oggetto di storia, la Jeune Droite dev’essere inquadrata cronologicamente. L’articolo insiste sull’importanza degli anni Venti come momento fondante, anche se a lanciare la Jeune Droite sono gli inizi della crisi degli anni Trenta. Il contributo si sofferma infine sulle relazioni della Jeune Droite con il corporativismo ed il fascismo per dimostrare come queste relazioni determinino al suo interno importanti riclassificazioni.

Parole chiave: generazione, non conformisti, innovatori, realisti, spiritualisti

 

La Jeune Droite française. Anti-démocratie, corporatisme et fascisme

La Jeune Droite française a assurément toute sa place dans une réflexion collective consacrée aux généalogies de l’anti-démocratie dans la crise européenne des années trente. Cette contribution pose d’abord les jalons d’une définition historiographique de la Jeune Droite. Cette dernière renvoie à une partie de ce qu’il est convenu d’appeler les «non-conformistes des années trente» à côté de groupes comme l’Ordre nouveau et Esprit. Plus précisément on peut considérer que la Jeune Droite renvoie au versant «spiritualiste» des relèves des années trente, opposées aux relèves «réalistes». Comme tout objet historique la Jeune Droite doit être appréhendée chronologiquement. L’article insiste sur l’importance des années vingt qui est un moment fondateur même si ce sont les débuts de la crise des années trente qui mettent la Jeune Droite sur orbite. La contribution évoque enfin les relations de cette Jeune Droite au corporatisme et au fascisme pour montrer comment ils provoquent en son sein des reconfigurations importantes.

Mots cles:  génération, non-conformistes, relèves, réalistes, spititualistes

 

The young French Right. Anti-democracy, corporatism and fascism

The Young French Right certainly has its place in a collective reflection devoted to the genealogies of anti-democracy in the European crisis of the 1930s. This contribution first lays the groundwork for a historiographic definition of the Young Right: the Young French Right makes reference to some of the so-called «nonconformists of the 1930s,» alongside groups such as «l’Ordre nouveau» or «Esprit.» More precisely, we may see the Young Right as referring to the spiritualist side of the «relèves» opposed to the realists. Like any historical object, the Young Right must be apprehended chronologically. This article insists upon the importance of the 1920s as a founding moment, even though it is the onset of the crisis of the 1930s that launched the Young Right into orbit. Lastly, this contribution evokes the relations of this Young Right with corporatism and fascism, to show how they brought about important reconfigurations within it.

Keywords:  generation, non-conformists, innovators, realists, spiritualists

Nella cultura politica del fascismo, il riferimento al lavoro come elemento fondativo della dimensione dello Stato prendeva forma attraverso l’esperienza corporativa. L’intreccio tra corporativismo, lavoro e Stato era espressione della congiuntura politica e culturale venutasi a determinare negli ultimi anni Trenta: in momenti sia precedenti che successivi, i fattori dell’intreccio si disponevano secondo altre traiettorie, talora allontanandosi a formare un campo di tensione, di cui qui vengono presi in esame alcuni profili. In particolare, si vuole esaminare l’impronta profonda che la convergenza con lo Stato sub specie corporativa ha marcato in una parte del mondo cattolico – in questo caso il gruppo gemelliano, nella prospettiva dell’attribuzione di una finalità etica e politica alle istituzioni statuali.

Parole chiave: corporativismo, lavoro, Stato, fascismo, anni Trenta

 

Corporation and labour. A field of tension in 1930s Fascism

In the political culture of Fascism, the importance of labour as a founding element of the State took shape through the building of the corporatist framework. The interweaving of corporatism, labour, and the State was due to the political and cultural context of the late 1930s: in both previous and subsequent moments, the factors of interweaving were arranged in accordance with other trajectories, to form a field of tension, some of whose profiles are to be examined here. In particular, the profound imprint that the convergence with the corporatist State marked out in a part of the Catholic world – in this case Agostino Gemelli’s group of collaborators and associates – is to be examined, from the perspective of attributing an ethical and political purpose to state institutions.

Keywords:  corporatism, labour, State, Fascism, 1930s

Dalla varietà dei regimi e dei linguaggi politici autoritari corporativisti e fascisti nella Europa degli anni Trenta, è possibile dedurre la presenza di un codice comune: la ricerca condivisa delle istituzioni della stabilità, di un possibile nuovo ordine sociale, di sincretismi ideologici al di là dei vari casi nazionali. Questa prospettiva storiografica consente di superare i confini tra le diverse famiglie politiche tradizionali e di risalire dalla crisi di quell’epoca a un problema di lunga durata: quello della relazione tra democrazia, intesa come società di massa e come sistema politico, e libero mercato.

Parole chiave: Grande trasformazione, mercato, crisi della democrazia, stabilizzazione corporativa e tecnocratica, neocapitalismo.

 

Neocapitalism and corporate stabilization. Early and posthumous critiques

From the many kinds of political regimes and languages – corporate, authoritarian and fascist – appearing in Europe during the 1930s, a common code and a common fabric may be deduced. All these regimes and languages shared a search for stability: institutions, a new social order, and ideological syncretisms, beyond the various national cases. Choosing this historical perspective allows us to go beyond the boundaries existing between traditional political families, and to trace events from the crisis of the 1930s to a problem enduring in modern societies: the relationship between democracy (understood as both political system and mass society) and the free market.

Keywords:  Great transformation, market, crisis of democracy, corporate and technocratic stabilization, neocapitalism

Recenti studi in ambito storico, giuridico e politologico hanno riletto i progetti e le esperienze corporative degli anni tra le due guerre mondiali, delineando l’immagine di un’«onda» che si propagò in diversi paesi per fornire una nuova configurazione istituzionale, di stampo autoritario, ai rapporti tra economia, società e Stato. Tali studi si sono caratterizzati per approcci metodologici differenti, in parte centrati sugli spazi nazionali, in parte invece con un taglio comparativo e/o transnazionale. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, il loro orizzonte cronologico non è andato oltre l’inizio della Seconda guerra mondiale, nell’evidente constatazione che l’«onda corporativa» si esaurì con la fine del regime fascista che – pur non avendola generata – l’aveva connotata. Obiettivo di questo articolo è estendere l’arco cronologico agli anni Quaranta e in particolare all’immediato dopoguerra, portando elementi di riflessione sull’eredità del laboratorio corporativo europeo degli anni Trenta. Si metteranno in luce così, da un lato, l’abbandono di ogni esplicita aspirazione a una trasformazione dell’ordine sociale e politico di segno corporativo, e dall’altro, alcuni retaggi dei progetti e delle politiche istituzionali attuate nel periodo precedente.

Parole chiave:  corporativismo, secondo dopoguerra, postfascismo, continuità e rotture, Europa

 

After the «corporatist wave»: ebb, removal, and legacy in post-war Europe

Recent historical, juridical and political studies have reinterpreted the corporatist projects and experiences of the interwar era, outlining the image of a «wave» that spread in different countries to provide a new authoritarian framework for the institutional relationships between economy, society and state. Characterized by different methodological approaches, these studies focus in part on national spaces, and in part on a comparative / transnational dimension. In most cases, however, their chronological horizon did not go beyond the beginning of the Second World War, clearly acknowledging the fact that the «corporatist wave» ended with the end of the Fascist regime that, while not generating it, had been its distinguishing feature. This article extends the chronological focus to the 1940s and in particular to the immediate post-war period, bearing elements of reflection on the heritage of the European corporatist laboratory of the 1930s. The aim is to highlight, on the one hand, the abandonment of any explicit aspiration to transform the social and political order into a corporatist system, and on the other, some legacies of the institutional policies implemented in the previous period.

Keywords:  post-war, post-fascism, continuities and breakages, Europe  

Opinioni e Dibattiti

Questo saggio si propone di presentare un’esperienza editoriale ormai in via di conclusione: l’edizione dei registri trecenteschi del Senato veneziano. Promosso dall’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, tale progetto mette a disposizione degli studiosi un prezioso vademecum di date, nomi e luoghi geografici che ben raffigurano la proiezione mediterranea, italiana ed europea della Serenissima nel XIV secolo. Dopo la sua creazione attorno alla prima metà del Duecento, nel secolo successivo il Senato divenne l’istituzione da cui dipendevano le principali questioni politiche, economiche e finanziarie dello stato veneziano. Una attenta lettura delle sue deliberazioni (le cosiddette partes), infatti, può aprire nuove opportunità di ricerca agli studiosi: dalla storia economica ai linguaggi politici, e dalle pratiche documentarie al ruolo dei notai della cancelleria veneziana. Uno degli aspetti piú interessanti di questo lavoro, è che non sarà solo la storiografia veneziana a beneficiare della grande quantità e qualità di informazioni contenute in ben 24 volumi, ma anche tutte le ricerche sulla storia dell’Italia tardomedievale.

Parole chiave:  Venezia, Senato, deliberazioni, storiografia, tardo medioevo

 

The edition of the registers of the Venetian Senate: a historiographical discussion and an opportunity for research

This essay aims to present an editorial work currently nearing completion: the edition of the fourteenth-century registers of the Venetian Senate. Promoted by Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, this project provides scholars with a valuable vademecum of dates, names and geographical locations clearly depicting the Serenissima’s projection into the Mediterranean, Italy and Europe during that century. After its establishment around the first half of the thirteenth century, during the century that followed the Senate became the institution upon which the main political, economic and financial issues of the Venetian state depended. A careful reading of its deliberations (the so-called partes), in fact, can open new research opportunities for scholars, from economic history to political languages, and from documentary practices to the role of the notaries of the Venetian chancellery. One of the most interesting aspects of this project is that not only will Venetian historiography benefit from the large quantity and quality of information contained in these 24 volumes, but so will research on the history of late Medieval Italy.

Keywords:  Venice, Senate, deliberations, historiography, late Middle Ages  

Ricerche

A partire dalla fine del potere temporale dei papi, l’obolo di san Pietro è stata la fonte principale di finanziamento della Chiesa cattolica. La storiografia ha indagato il fenomeno nei suoi molteplici aspetti: ne sono state evidenziate le caratteristiche economiche in rapporto alla finanza pontificia, la natura religiosa di vettore di devozione verso il sovrano pontefice, oltre che la funzione di strumento politico del papato nell’età degli Stati nazionali e secolari. Tutte queste analisi sono tuttavia partite da una cronologia incentrata sul definitivo tramonto dello Stato pontificio a partire dalla congiuntura del 1859-60. Questo saggio intende rileggere le origini del fenomeno alla luce di nuove acquisizioni documentarie. Lo fa spostando risolutamente la rinascita moderna dell’obolo di san Pietro al biennio 1847-1849, dimostrando che il riemergere di una forma medievale di sostegno economico al sovrano pontefice si colloca all’interno della mobilitazione europea in favore delle riforme «liberali» di papa Pio IX. Ricostruisce le metamorfosi di questa partecipazione trasversale fino alla definitiva saldatura intransigente del 1849, in pieno clima di restaurazione controrivoluzionaria. L’analisi fa emergere cosí il carattere politico originario delle prime sottoscrizioni per il papa, nate dall’intreccio delle forme di politicizzazione dell’epoca romantica. Illumina poi il carattere moral-economico che sovrintese alla logica dello scambio simbolico tra sovrano pontefice e masse cattoliche.

Parole chiave:  obolo di san Pietro, devozione, ultramontanismo, politicizzazione

 

The Birth of Peter’s Pence. Political Origins of a Modern Devotion (1847- 1849)

Since the end of the popes’ temporal power, Peter’s pence has been the Catholic Church’s main source of financial support. Historiography has investigated the phenomenon from multiple perspectives: economic features in connection with papal finances have been highlighted, as well as religious aspects as the spreader of devotion to the Roman pontiff, and as a political instrument for the papacy in the age of secular nation-states. Nevertheless, all these analyses are based on a chronology focusing on the final sunset of the Papal States starting from the turning point in 1859-60. This paper aims to reinterpret the origins of the phenomenon in light of new evidence. It does so by shifting the modern rebirth of Peter’s Pence decisively back to the 1847-49 period; it thus demonstrates that the renaissance of a Medieval form of economic support for the sovereign pontiff had to be placed in the midst of the European mobilization in favour of Pope Pius IX’s «liberal» reforms in 1847. The essay proceeds to reconstruct the metamorphosis of original, transversal Catholic participation into a final intransigent consolidation in 1849, in a climate of counter-revolutionary restoration. The analysis then highlights the original political nature of the first subscriptions for the pope, emerging from the forms of politicization in the Romantic age. It lastly casts light upon the moral and economic nature overlaid upon the logic of exchange between the sovereign pontiff and Catholic masses.

Keywords:  Peter’s Pence, devotion, Ultramontanism, politicization  

Il saggio indaga il rapporto tra immaginario nazionale e culture femministe nell’età di massima espansione dell’egemonia coloniale europea. Nella prima parte è tematizzata la struttura di genere delle narrative occidentali del progresso nelle loro declinazioni in altrettanti quadri nazionali. L’obiettivo è chiarire l’investimento sulle donne dei progetti identitari nazionali che concorre, con le sue ambivalenze, alla nascita dei femminismi occidentali e contrassegna il nazionalismo su scala globale. L’indagine si concentra quindi sui circoli femministi italiani tra Otto e Novecento, anch’essi impegnati a fronteggiare un’idea di progresso in ultimo suffragata dalla figura consensualmente subalterna della donna madre e madrina della famiglia-nazione. Le storie e cronache della famiglia nel mondo si offrono allora a una rivisitazione femminile della civilizzazione tesa a valorizzare le donne come soggetti attivi e dirimenti di ogni effettivo sviluppo nazionale. La critica agli arcaismi patriarcali occidentali si nutre di stereotipi orientalisti ma al contempo si propone come terreno di confronto con i primi gruppi femministi nati ai margini o all’interno degli imperi coloniali, in particolare col nascente femminismo egiziano, a sua volta condotto a ripensare le tradizioni di civiltà al femminile del mondo arabo e musulmano e proprie del popolo egiziano. Un esempio di storie connesse sotto il segno normativo del nazionalismo, al tempo stesso omologante e conflittuale, nell’età dell’imperialismo.

Parole chiave:  donne, famiglia, nazione, storie connesse 

 

Universal histories of family: women and nation between Italy and the «Near East»

This essay investigates the relationship between national imagination and feminist cultures in the age of expansion of European colonial hegemony. The first part addresses the gender structure of Western narratives of progress in their articulation in as many national contexts. The aim is to clarify the investment in women by national identity projects, an investment that, with all its ambivalences, contributed to the emergence of Western feminisms and was to be the mark of nationalism on a global scale. The analysis then focuses on Italian feminist circles between the nineteenth and twentieth centuries, committed like the others to taking on an idea of progress ultimately legitimated by the consensually subordinate figure of the mother and godmother of the family/nation. The histories and chronicles of the family in the world thus lend themselves to a feminist rereading of civilization tending to value women as active and essential subjects of all effective national developments. The critique of Western patriarchal archaisms was fostered by Orientalist stereotypes, but at the same time proposed itself as a field for an encounter with the first feminist groups born on the margins of or within the colonial empires, and particularly with nascent Egyptian feminism, which in turn was beginning to rethink the traditions of the Arab and Muslim world and those of the Egyptian people. It is an example of histories connected under the normative banner of nationalism – both homologating and conflicting – in the age of imperialism.

Keywords:  women, family, nation, connected histories  

Note critiche
Elenco dei fascicoli pubblicati dal 2010
  • anno 64 / 2023
  • 1
  • 2
  • anno 63 / 2022
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • anno 62 / 2021
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • anno 61 / 2020
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • anno 60 / 2019
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • anno 59 / 2018
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • anno 58 / 2017
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • anno 57 / 2016
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • anno 56 / 2015
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • anno 55 / 2014
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • anno 54 / 2013
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • anno 53 / 2012
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • anno 52 / 2011
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • anno 51 / 2010
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4